Lomellina
Terra di confine tra Piemonte e Lombardia, la Lomellina prende il nome da Laumellum, già “mansio” romana e con l’arrivo dei Longobardi in Italia sede di un “graf” (conte) e capoluogo amministrativo.
Nobili origini per una terra che ha fatto della fatica e del lavoro il suo marchio distintivo. Gli ordinati arabeschi di canali, rogge, cavi, colatori che l’attraversano come vene ed arterie, hanno reso fertilissima una terra che, notava Carlo Cattaneo nelle sue “Notizie naturali e civili su la Lombardia”, “è un immenso deposito di fatiche, una patria artificiale. E proprio i campi di grano e mais, i grandi specchi delle risaie che scorrono ai lati delle larghe strade aperte ai venti e al sole, ricordano che un tempo la Lomellina era il granaio del ducato di Milano. Con i Visconti e gli Sforza la “fructifera Laumellina” venne trasformata, grazie alla costruzione dei tanti castelli ancora oggi visitabili, in luogo di difesa strategica, in terra di diporto e di “delizioso soggiorno” della corte ducale, così come recita ancor oggi la lapide di marmo collocata sul portale d’ingresso del Castello di Vigevano e datata 1492.
L’aggregazione territoriale “Terre dell’acqua” vede associati 45 comuni, il Parco del Ticino e 27 società turistiche. La denominazione si collega alla ricchezza che contraddistingue ancora oggi la Lomellina: basti pensare che per produrre un chilo di riso il terreno beve dai 3 mila ai 10 mila litri d’acqua! La ricchezza d’acque significa anche presenza di habitat naturali unici come le garzaie, zone umide dove si accoppiano e nidificano gli aironi: la Lomellina detiene il più alto numero in Lombardia di ettari di terreno destinati ad accogliere questi eleganti e maestosi volatili.
Castelli, pievi, cascine, mulini, ambienti naturali sono “tesori” che questa terra custodisce come un forziere che chiede di essere aperto con la disponibilità a trasformare una giornata in Lomellina in una sorta di viaggio sentimentale alla ricerca delle proprie radici.